LE
ORIGINI DEL POPOLO VENETO E DELLA SERENISSIMA
"Paphlagones
in Italiam transvectì, mox Veneti sunt nominati"
Come
riporta Cornelio Nepote, la popolazione veneta, si trasferì in Italia dalla
Plafagonia,
una antica regione a sud del Mar Nero dove coabitava con altri popoli
come i
Massaceti, i Saci, i Marondini, i Cauconi, ecc.
Il
termine "Veneto" deriva dalla forma Heneto o Eneto, antiche
denominazioni di quel
popolo, che troviamo citate anche da Omero e il cambiamento della forma
non
appare tanto eccezionale se si pensa che numerosissimi termini greci e poi
latini
subirono analoga trasformazione: Hesperus divenne Vespero, Hibernus
divenne
Vibernus e successivamente Verno, ecc..Una
conferma la troviamo da Terenzio Varrone, un grammatico contemporaneo
di
Cicerone, il quale scrisse:" quos Homerus dixit Henetos, ille nunc Venetos
appellant".
In
Paflagonia gli Eneti avevano combattuto a fianco di Troia con la loro
cavalleria;
certamente la guerra di Troia non aveva avuto le motivazioni romantico-cavalleresche
riportate da Omero; molto più probabilmente essa era derivata da
un
complesso di cause, dall'espansione di popoli giovani alla ricerca di propri
spazi,
dalla pressione di nuove migrazioni, ecc.; cosi che alla fine della guerra,
con la
caduta di Troia, si verificò un generale riassestamento delle popolazioni
che
dette origine a spostamenti di interi popoli, tra le quali vi furono
certamente
gli stessi Eneti.
In un
primo tempo gli Eneti si sarebbero trasferiti nella Tracia, poi nell'Illirico
ed in fine
raggiunsero le rive occidentali e settentrionali dell'Adriatico; complessiva-mente
la migrazione durò circa cinque secoli e come ritiene la maggior parte degli
storici,
sembra che soltanto nel VIII secolo avanti Cristo i Veneti abbiano
raggiunto
la loro sede definitiva nella regione che da essi stessi prese il nome di
Venetia.
Non si hanno notizie degli avvenimenti che la
popolazione degli Eneti dovette affrontare durante i cinque secoli di
migrazione, pare certo comunque che si sia progressivamente imbarbarita pur conservando
il carattere originario: coraggiosi, operosi, tranquilli, ecc., caratteristiche
queste rilevate da Omero e successivamente riconosciute ed ammirate dai romani,
dei quali divennero importanti alleati.
E' certo che le lagune fossero abitate sin da
epoca preistorica; e, comunque, quando vi
giunsero, gli Eneti trovarono altri
popoli come Umbri, Etruschi ed Euganei, ecc. ivi stanziati.
Dopo un lungo
periodo di lotte e sacrifici, i Veneti riuscirono a sopraffare ed assorbire le
popolazioni preesistenti organizzandosi con un conveniente ordinamento sociale.
La regione
occupata dai Veneti è quella che
si stende in basso lungo le marine dell'Adriatico tra il Timavo e
il Po,
racchiusa tra le Alpi del Friuli e del Cadere fino al Lago di Garda.
I
Veneti marittimi e i Veneti terrestri avevano costituito un considerevole
aggregato di popolazioni con un proprio ordinamento sociale, religioso, costumi e
tradizioni,
dando vita a numerosissimi aggregati urbani; in epoca preromana esistevano
già oltre cinquanta città con circa un milione e mezzo di abitanti.
Tuttavia
essi non ebbero una vita molto tranquilla sia per i continui contrasti con
i
popoli vicini sia per le continue scorrerie dei Galli che erano giunti fino al
Mincio e al
Po.
Da tali
fatti ebbe origine una cordiale intesa tra il popolo Romano e i Veneti e I
due
popoli ricavarono da questa solidarietà una maggior forza contro il comune
nemico,
rappresentato dai Galli.
Nel 390
a.c. non furono le oche del Campidoglio a salvare Roma ma bensì I
Veneti
che avevano attaccato le terre dei Galli ( lasciate indifese durante
la guerra con Roma)
costringendoli ad una precipitosa ritirata.
I
Romani ebbero per i Veneti sempre una notevole ammirazione per la
rettitudine
di vita, la sobrietà dei costumi, la laboriosità e soprattutto per la
correttezza
negli affari e per il loro valore militare. Parlando
della regione Veneta in Senato, Cicerone ebbe a dire:"llla flos Italie,
illa ornamentum
populi romani" (Essa è il fiore dell'Italia e ornamento del popolo
romano).
LE
ORIGINI (dal 466 al 1085)
Come si
è detto, il Veneto e la gronda Lagunare erano abitati fin da epoca
pre-romana
con insediamenti notevoli sia per popolazione sia per importanza
economica;
tra questi avevano particolare rilievo le città di Padova e di Altino, entrambe
dotate di un sistema portuale; i Romani, riconoscendo il territorio veneto
come
provincia, diedero ulteriore impulso allo sviluppo delle città ed in
particolar-modo di
Aitino che venne eretta a municipio ed arricchita di costruzioni ed edifici.
"Altino
era una grande città riboccante di popolo", scrisse il Doge Dandolo.
All'epoca
di Marco Aurelio, cioè nel 170 d.c., una moltitudine di Marcomanni e
Quadi,
popoli provenienti dall'oriente, invase il Veneto giungendo fino ad Oderzo,
dopo
aver annientato le legioni romane; seguirono poi altre invasioni con sempre
maggior
frequenza di popoli nordici ed orientali, i Goti, i Visigoti, gli Svevi, i
Vandali, gli
Alani, i Sarmati ed infine gli Unni, guidati da Attila nel 452.
L'invasione
degli Unni si diresse principalmente verso il Veneto: caddero Padova,
Aquileia,
e tutte le città del Veneto che per loro disgrazia si trovavano lungo il percorso
degli
invasori.
La
furia e la crudeltà degli Unni provocò un esodo generale; parte dei Veneti
riparò a
Ravenna, parte in Istria; ma la maggior parte si disperse tra le isole delle
lagune, che in
quell'epoca dovevano costituire un panorama topografico estremamente
vario e
complesso.
Furono
abitate per la prima volta le isole di Dorsoduro, Olivolo, Luprio, Gemini,
Mercede,
Vineole, Bovense, cioè quelle isole che pochi secoli dopo costituiranno il
territorio
della Città di Venezia, da Veneti provenienti, non solo dalla gronda
lagunare
ma anche da località più lontane, come Padova, Asolo, Belluno, ecc.
In
questa occasione non si ebbe un migrazione stabile: i profughi, non appena fu
possibile
ritornarono ai paesi di origine; tuttavia essa diede origine all'affrancarsi
dei Veneti
marittimi dai vincoli che li legavano ai Veneti di terra; la distruzione di
città come
Padova, Oderzo, Aquileia che avevano giurisdizione sugli abitanti delle
lagune
fece si che questi ultimi si ritrovassero liberi ma senza più alcuna autorità
che li
proteggesse e pertanto dovettero organizzarsi autonomamente.
Nel 466 i capi delle diverse comunità si
riunirono a Grado stabilendo che ogni comunità
avrebbe eletto un proprio magistrato; "Tribuno" ; successivamente,
gli eletti
si ritrovarono a Grado istituendo una forma di governo repubblicana.
Nel
535, Belisario, per conto dell'Imperatore d'oriente Giustiniano, occupò
l'Italia e le
terre della Venezia marittima iniziando il dominio bizantino sulle lagune
Venete.
Un magistrato
bizantino governò le isole con residenza prima a Eraclea, poi a Malamocco:
solo nel 726 appare un doge indigeno, Orso; ma sia questi sia i suoi
successori
rimasero alle strette dipendenze dell'esarca fino al 751, anno in cui
Venezia
acquistò una larga autonomia, senza cessare di riconoscere la sovranità di
Bisanzio
e di coltivarne un vantaggioso protettorato per i viaggi di mare.
Nel confronto fra l'Impero carolingio e
quello bizantino, Venezia si schierò con quest'ultimo, resistette agli attacchi
franchi (803 e 810) e alla composizione del conflitto e alla definizione dei confini tra
i due imperi restò a quello d'Oriente (814), quasi un ponte tra due mondi.
In questo periodo il centro politico di
Venezia, si spostò a Rialto e qui, dopo la traslazione delle reliquie di S. Marco e la
costruzione della basilica, ebbe anche il suo centro religioso. Nei sec. IX e X, con la
crescita della città, il legame con Bisanzio si trasformò da sudditanza in
alleanza. All'interno, i dogi avevano poteri quasi dittatoriali, senza peraltro riuscire a
trasformare in ereditaria la loro dignità elettiva e vitalizia.
All'estero, i Veneziani difendevano con successo,
insieme ai Bizantini, la libertà della navigazione nell'Adriatico contro
pirati slavi e saraceni. Tra la fine del sec. X e i primi dell'XI, la città ottenne larghi
privilegi commerciali nell'Impero bizantino (992) in cambio di un'alleanza militare; si
assicurò protezione e garanzie da Ottone III di Sassonia per il transito dei suoi mercanti in
Italia e in Germania imponendo il suo controllo sulla Dalmazia (999) come
necessario per la difesa dei traffici.
Formalmente delegato dall'imperatore
bizantino, in realtà il doge agiva ormai come il capo di uno Stato indipendente.
Nella difesa comune contro i Normanni
l'imperatore Alessio I Comneno accordò larghissimi privilegi al commercio veneziano
e, in cambio, i Veneziani salvarono dai Normanni il caposaldo bizantino di Durazzo
(1085).
Venezia mantenne la neutralità nella lotta
delle investiture, invece', per non essere sopravanzata da Pisani e Genovesi, prese
parte alla I Crociata (1100) e occupò Caifa in Palestina.
La notevole potenza assunta da Venezia
cominciò a preoccupare gli imperatori bizantini
che, nel tentativo di frenarne la crescita, presero a favorire i Pisani, con i quali
Venezia aveva una forte rivalità; ciò portò ad una aperta rottura tra la città
lagunare
e l'impero bizantino (1118) inducendo Venezia ad una serie di imprese
militari
contro Bisanzio e, in Siria, contro i Turchi, che le fruttarono la conferma e
l'estensione
dei privilegi del 1082 nell'Impero (1126) e nuovi privilegi e colonie nel
regno
di Gerusalemme (Ascalona, Tiro).
Le
crociate diedero inizio al grande impero veneziano del Levante: Venezia
dispose
propie basi a Costanti nopol i, Tessalonica, Corinto, isole Ionie, Creta,
Cipro,
Tiro, Caifa, Sidone, Ascalona, Acri, ecc.), nonché ad Alessandria.
La
gestione di questa vastissima rete d'interessi era essenzialmente commerciale
ed
affidata per lo più all'iniziativa dei privati mentre lo Stato si limitava a
proteggerli.
Con
l'affermarsi della Repubblica come entità statale, la presenza nelle varie
regioni divenne
anche politica, tuttavia Venezia non abbandonò mai il criterio
"privatistico" degli
insediamenti commerciali ai quali la Repubblica forniva una continua protezione
e dai quali ricavava ingenti ricchezze.
Da
una ricerca di Chiara Sibilla - 1998
Bibl.
E.Miozzi: Venezia nei secoli
AA.VV.
Le Origini di Venezia ( Firenze 1964)
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