| IL MENDICANTE
E IL LEVANTINO
Tratto dal testo: |
Cesco Pizzigani era uno dei più abili scalpellini di Venezia e come tale aveva partecipato alla realizzazione della facciata della Scuola di S. Marco, ora Ospedale Civile, creando alcuni dei preziosi giochi prospettici che la resero famosa in tutta Europa.
Purtroppo, dopo qualche anno, siamo nel 1501, la moglie dell'artista, Florinda, fu colta da una gravissima malattia che la condusse alla morte.
Cesco, nel disperato tentativo di salvare la moglie, vendette tutto, compresa la bottega non lasciando nulla di intentato cosi che alla fine si ritrovò solo e completamente rovinato.
Prese quindi a mendicare, stabilendosi sul portale della Scuola grande e qui, per passare il tempo e spinto dal desiderio di esercitare ancora la sua vecchia arte, prese ad incidere utilizzando un grosso chiodo I lati del portale riproducendo le imbarcazioni che vedeva scaricare le merci nella vicina gradinata.
Nelle vicinanze abitava una donna che aveva avuto un figlio da un levantino, un mercante internazionale ebreo che era diventato suddito turco e che per questo godeva dei diritti riservati agli stranieri e come molti di questi abitava alla Giudecca.
Il figlio abitava con il padre e spesso si recava a visitare la madre. Come il padre vestiva alla foggia turca ed era violento tanto che quasi ogni volta picchiava la madre, forse incolpandola della sua condizione di non essere ne veneziano ne levantino.
Ma tanto era l'amore della donna per il figlio, che questa sopportava ogni angheria, sempre perdonandolo.
Un brutto giorno la situazione precipitò: in un eccesso d'ira, il giovane accoltellò la madre strappandole letteralmente il cuore, poi preso dallo spavento fuggì terrorizzato gettando il coltello ma continuando a tenere in mano il cuore della povera donna.
Corse verso il ponte, ma qui incespicò su un gradino cadendo e lasciando cadere il cuore, dal quale usci la voce della madre che gli chiedeva se si fosse fatto male.
Come
impazzito il giovane percorse tutta la fondamenta gettandosi nella laguna
antistante il cimitero dove annegò.
Sembra che ancora oggi, nel silenzio
del campo, si sentano I lamenti del ragazzo che vaga alla ricerca del cuore
della madre.
Cesco, seduto davanti al portone della Scuola, aveva assistito a tutta la tragica vicenda e decise di immortalarla.
Prese il suo vecchio chiodo e graffiando il marmo del portale riprodusse la scena.
Oggi, accanto ai profili delle navi è possibile vede una figura umana con un grande turbante in testa che regge in mano un cuore, il cuore di una madre.